TCR International: Homola conquista la pole position su Opel Astra

Mat’o Homola ha conquistato la sua terza pole position stagionale, dopo quelle in Bahrein e in Austria, alla guida della sua Opel Astra del team DG Sport. Il giovane pilota slovacco è andato in testa alla classifica alla fine di una delle sessioni di qualificazione più emozionanti di sempre, caratterizzata da penalità, bandiere rosse e guasti.


Homola ha battuto James Nash per soli quattro millesimi di secondo, mentre Norbert Michelisz è riuscito a qualificarsi terzo davanti a Jean-Karl Vernay. Questo significa che quattro diversi marchi – Opel, SEAT, Honda e Volkswagen – occupano le prime due file della griglia di partenza della prima gara. Attila Tassi, secondo nella classifica piloti ed a soli 3 punti dal leader Vernay, si è qualificato in quinta posizione. Le Alfa Romeo Giulietta del team GE Force, nonostante gli ottimi tempi sul giro, non hanno ottenuto risultati soddisfacenti. Infatti, Borkovic ha rotto la sospensione dopo aver fatto registrare il giro più veloce provvisorio in Q1 e non è stato poi ammesso alla Q2 per aver ricevuto aiuti esterni, mentre Kajaja ha rotto il motore all’inizio della Q2. Il pilota locale Kantadhee Kusiri è riuscito a conquistare l’ottavo posto, mentre Aurélien Panis si è qualificato decimo e perciò partirà dalla pole position in gara 2, accanto al campione in carica Stefano Comini, che partirà nono in gara 1. Inoltre, Panis partirà dal fondo della griglia in Gara 1 a causa di un cambio di motore. La prima gara inizierà domani alle ore 9:30 e sarà visibile sul canale youtube della serie TCR International.

Risultati Qualifiche:

Pos. Pilota Costruttore Tempo
01 Mat’o Homola Opel 1:43.093
02 James Nash SEAT +0.004
03 Norbert Michelisz Honda +0.135
04 Jean-Karl Vernay Volkswagen +0.227
05 Attila Tassi Honda +0.238
06 Pepe Oriola SEAT +0.291
07 Giacomo Altoè Honda +0.410
08 Kantadhee Kusiri Volkswagen +0.468
09 Stefano Comini Audi +0.602
10 Aurélien Panis Honda +0.971
La Panda, almeno in Italia, resta uno dei pilastri della produzione della Fiat. La sua carriera cominciata nel lontano 1980 non ha conosciuto soste ne crisi, il nuovo modello del 2003 lo ha confermato e l’ultima ed attuale versione della fortunata utilitaria torinese ha continuato questo trend. Ancor di più con l’ultima versione ci si è allontanati dallo spirito con cui nacque la Panda, uno spirito spartano ma funzionale. Gli elementi di successo della Panda (oggi quasi un brand) difficilmente li ritroviamo nella versione attualmente a listino, questo perché le mode ed un pubblico sempre più attratto dalla concorrenza straniera non lo consento più. La Panda nasceva con l’obbiettivo della praticità, del basso costo di gestione e manutenzione, della grande abitabilità interna nonostante le dimensioni da cittadina. Ma si avvicina il momento del cambio generazionale e tutti si chiedono, come sarà la futura Panda? Un aggiornamento dell’attuale (come filosofia di modello)? Un modello di rottura? Un ritorno alle origini? Un prodotto più premium dell’attuale o più easy? Non è facile aggiornare un modello di tale importanza e ancor di più il timore di commettere un passo falso frenerebbe la fantasia di sperimentare soluzioni anticonformiste. Noi di Trazioneposteriore.net però non ci siamo fatti scoraggiare da queste premesse e ci siamo azzardati di pensare ad una ipotetica Panda 2020. Intanto le dimensioni: non sarà necessariamente più grande dell’attuale modello in commercio, se non l’adeguamento alle varie normative di sicurezza, la Panda resterà una cittadina. La tecnologia: si vocifera di soluzioni a propulsione ibrida sia per la 500 che per la Panda quindi ipotizziamo che lo stile ne sia in qualche modo influenzato almeno per ciò che concerne la ricerca della migliore aerodinamica. il posizionamento di prodotto: questo è forse l’argomento più complicato, sarà percepita più premium o più easy? che prezzi avrà sul mercato (almeno le versioni base, le 4x4 sono storicamente più salate) Lo stile: Strettamente collegato al punto precedente lo stile sarà l’inevitabile conseguenza del posizionamento di prodotto che la Panda avrà. Elencati questi punti abbiamo iniziato a disegnare le linee del modello con dimensioni simili all’attuale, ovviamente con le 5 porte, un frontale compatto e privo di grosse feritoie per abbassare il livello del cx, un family feeling che si avvicina più alla gamma rational (Tipo), un assetto più alto dell’attuale che la renda un minisuv già nelle versioni d’accesso e che consenta di scavalcare agevolmente piccoli marciapiedi o affrontare strade di campagna. Per renderla più adatta alla vita cittadina abbiamo introdotto alcuni richiami alla progenitrice ma che svolgono una funzione ben precisa come i fascioni sottoporta ed i paraurti non in tinta, il tutto utile a conferirle l’aspetto di mini off road nonché a proteggerla dai piccoli urti da parcheggio, in ultimo legarla indissolubilmente alla tradizione Panda. Ogni elemento di questo modello ha uno scopo, una funzione, via le frivolezze, e quindi un portellone tutto vetro che agevoli la visibilità posteriore e che conceda una soglia di carico bassa e ampia, gruppi ottici posteriori sporgenti e alti per una migliore visibilità, così come le ampie finestrature laterali che mantengo il marchio di fabbrica Panda con la terza luce più bassa raccordata però in maniera sinuosa con il restante giroporta. La nostra futura Panda perde un pò quell’aria premium dell’attuale ma ne guadagna come immagine di piccola off road multiuso, un pò da maltrattare, a suo agio in ogni situazione … che poi altro non era che la filosofia con cui nacque la Panda.

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